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Per ricordare la grande astrofisica e "donna nella scienza" italiana a un anno dalla scomparsa.

È stata la prima donna italiana a dirigere un osservatorio astronomico, a Trieste. Una mente brillante (fino ai novant’anni inoltrati) ma soprattutto una figura carismatica: Margherita Hack è un personaggio iconico non soltanto per il suo talento scientifico, ma anche per le sue stesse scelte di vita, per il suo essere uno spirito totalmente anticonformista e per il far parte di quella schiera di donne che, grazie al proprio coraggio e alla propria perseveranza, hanno portato il mondo femminile in un settore scientifico come quello della fisica e dell’astronomia.
L’eredità lasciata da Margherita Hack, ad un anno dalla sua scomparsa avvenuta il 29 giugno del 2013, non si ferma agli studi e alle scoperte che pur l’hanno consacrata come una delle più grandi scienziate italiane: il suo desiderio di comunicare, negli anni, ci ha consentito di conoscere molteplici aspetti della vita di questa signora toscana. Scrittrice feconda, divulgatrice di spessore, animo sensibile alle problematiche civili della contemporaneità, Margherita Hack ha fatto spesso sentire la propria voce, tutt’altro che trascurabile, a proposito di questioni anche spinose come, ad esempio, nel caso delle battaglie per il riconoscimento delle coppie di fatto. 

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Donne e teoremi, due universi paralleli e inconciliabili? Dopo il post sul pregiudizio che rende ardua la carriera delle scienziate – pregiudizio misurato e spiegato dall’economista Luigi Zingales in una ricerca di rilievo internazionale – pubblichiamo ora l’intervista a Elisabetta Strickland, professoressa di Algebra all’Università di Roma Tor Vergata e vicepresidente dell’Istituto Nazionale di Alta Matematica. Il pregiudizio contro le donne scienziate è davvero così forte?

«I dati europei dicono che più del 50% dei laureati in materie scientifiche è donna ma quando si passa alla fase successiva la situazione cambia bruscamente: nella fascia dei ricercatori assunti solo il 30% sono donne. Ai livelli superiori, poi, il profilo di carriera diventa drammatico: nelle università italiane – ma è un dato comune in Europa – solo il 16,5% dei professori di ruolo sono donne, in tutte le materie scientifiche. Scarseggiano soprattutto in ingegneria e fisica. Va meglio in matematica, ancora di più in biologia e chimica. Ma in generale nelle scienze dure le donne sono davvero poche 

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Una bandiera nello Spazio e per mostrare all’Umanità che non esistono limiti per chi vuole davvero realizzare i propri sogni. E’ il senso dell’iniziativa “WeFly! con Futura… Osa volare”, che vede protagonisti la pattuglia acrobatica WeFly! Team, l’unica al mondo composta da piloti disabili e l’astronauta italiana dell’Esa (European space agency), Samantha Cristoforetti. Il capitano pilota dell’Aeronautica Militare a novembre 2014 partirà per lo Spazio per la missione Futura dell’Asi (Agenzia spaziale italiana), portando con sé la bandiera del team, ideata dal designer Mirco Pecorari e consegnatale a Cremona.
“L’idea di WeFly! con Futura… osa volare – ha spiegato Samantha – è nata dalla mia amicizia con i piloti di weFly! E dall’importanza che conoscerli ha avuto per me perché mi ha spinto a chiedermi: ma quante volte io metto dei limiti addosso alle persone, gli metto un’etichetta addosso e dico no, questo non lo possono fare perché hanno un handicap”.

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altDal 6 al 12 ottobre si svolgerà la seconda edizione della European Biotech Week, un’iniziativa promossa da EuropaBio (Associazione europea delle biotecnologie) volta a promuovere il ruolo delle biotecnologie nel miglioramento della qualità della vita, che ha in Assobiotec il suo partner italiano.

 

E' disponibile online sul sito di Assobiotec il programma preliminare della manifestazione, all'interno della quale si inserisce FutureCamp Europe - Bio-agrofood, che si svolgerà venerdì 10 ottobre presso l' Acquario Civico di Milano.

 

E’ sulla base dell’ampia corrispondenza tra i propositi della manifestazione e la propria missione che l’Associazione Donne e Tecnologie contribuisce all’iniziativa con il format “FutureCamp Europe”, in cui si analizzeranno in particolare i temi legati alle Biotecnologie applicate ai settori dell'Agrofood, Salute ed Industriale, attraverso le esperienze e le competenze di imprenditori, docenti e ricercatori che sono riusciti a fare della propria passione un mestiere. 

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Gemma Beretta ha ricostruito la vita, le idee e la fine orribile di una straordinaria «caposcuola» del pensiero neoplatonico nella tarda antichità.
 

Una donna su un carro percorre le strade di Alessandria d’Egitto per fare ritorno a casa. Un gruppo di monaci cristiani la sorprende, la tira giù dal mezzo, la trascina fino a una chiesa, fa del suo corpo macelleria, uccidendola con bastoni e cocci e poi smembrandola. Infine quegli stessi uomini, sulla carta di fede, prendono i miseri resti sanguinolenti e li bruciano per cancellare ogni traccia. È la sorte toccata a Ipazia, la filosofa e scienziata vissuta tra il IV e il V secolo.

Il suo caso costituisce uno dei più efferati femminicidi di matrice cristiana della storia. La vicenda è raccontata da Gemma Beretta inIpazia d’Alessandria (Editori Riuniti/University Press, pp. 320, e 20). Questo bel libro è una scrupolosa ricostruzione storica della vita e delle idee della martire del paganesimo e della libertà di pensiero, supportata da un uso approfondito delle fonti antiche. 

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Congresso della Fism, promosso dall'Aism per la giornata mondiale della SM che si tiene in contemporanea in 60 paesi del Mondo. Lectio magistralis di Elena Cattaneo. A Silvia Rossi il premio Rita Levi Montalcini.

«Ti auguro di essere sentinella della ricerca di qualità in Italia». Così Elena Cattaneo, senatrice a vita e direttore del “Laboratorio di Biologia delle Cellule Staminali e Farmacologia delle Malattie Neurodegenerative” del Dipartimento di Bioscienze dell'Università di Milano, si è rivolta oggi a Silvia Rossi, responsabile dell’Ambulatorio “Protocolli clinici con farmaci sperimentali” del Centro Sclerosi Multipla del Policlinico Tor Vergata, insignita oggi con il premio Rita Levi Montalcini, il riconoscimento con cui  l'Associazione Italiana Sclerosi Multipla (Aismogni annopremia un giovane ricercatore italiano che si è distinto nella ricerca sulla SM.

 
«Nella società, nell'Italia di oggi, ciascuno ha delle competenze, noi ricercatori abbiamo le nostre, e le dobbiamo rivendicare. Dobbiamo essere sentinelle, vigilare perché solo la ricerca rigorosa e di qualità sia avallata e finanziata», ha spiegato la senatrice a vita durante la lectio magistralis che ha tenuto al congresso Fism in corso oggi e domani a Roma.

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A trio of female scientists—an astronomer, a paleontologist and a chemist—are coming to the LEGO universe later this summer. The series was selected as the latest LEGO Ideas winner, which allows fans to submit and vote on ideas for upcoming sets.
The upcoming "Research Institute" is the brainchild of Dr. Ellen Kooijman, a geochemist and LEGO fan from Stockholm.
The motivating behind her submission, she explained on her blog, was that "as a female scientist I had noticed two things about the available LEGO sets: a skewed male/female minifigure ratio and a rather stereotypical representation of the available female figures. It seemed logical that I would suggest a small set of female minifigures in interesting professions to make our LEGO city communities more diverse."
This echoes a sentiment popularized earlier this year when a seven-year-old girl wrote a letter to LEGO complaining about their sterotypically gendered sets. She asked that they "make more LEGO girl people and let them go on adventures and have fun ok!?!" And now they are doing just that.

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Un romanzo appena pubblicato dopo un’accurata ricerca storica ricostruisce il coraggio e la battaglia di Trotula De Ruggiero, la prima ginecologa della storia.
 

Dicono che sia stata la prima ginecologa della storia, dicono che in realtà fosse un uomo, dicono persino che non sia mai esistita. Di Trotula De Ruggiero si è scritto ma anche fantasticato parecchio perché è andata troppo fuori da ogni schema per apparire reale a chi pensa che la vita sia un treno in corsa su tracciati ben definiti e immodificabili.  
 
Siamo nell’XI secolo, Trotula ha studiato più libri di quanti ne avessero mai letti gran parte di tutti gli uomini della sua città, Salerno. Frequenta la Scuola Medica - un crocevia di saperi, la prima istituzione medica d’Europa - ed è una delle poche donne ammesse nella Scuola, l’unica ad aver lasciato traccia della sua opera. Si occupa di materie scomode e fino ad allora poco studiate, la salute delle donne, la loro fertilità e il loro benessere, conosce le erbe, è in grado di curare e alleviare ogni dolore con le piante del suo giardino e quelle delle colline della zona, e lo fa da laica, al di fuori di ogni pressione religiosa che in quel tempo è molto forte. Avrebbe tutti i requisiti per essere condannata come strega, in quell’epoca avviene spesso. Trotula invece è un medico, riconosciuta, stimata e apprezzata dai più grandi uomini di medicina e di scienza dell’epoca.  

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E’ giunto alla sua dodicesima edizione il premio promosso da L’ORÉAL ITALIA in partnership con la COMMISSIONE NAZIONALE PER L’UNESCO. Ogni anno vengono selezionate cinque giovani ricercatrici “under 35” impegnate nei diversi ambiti scientifici. Ed ogni anno prendere parte alla cerimonia è entusiasmante. Personalmente mi emoziono sempre un po’: vedere persone motivate e appassionate che dedicano energie per realizzare un sogno, mosse da una volontà di migliorare la società e la qualità di vita mi commuove. Durante la premiazione si respira futuro, cosa non cosi comune considerando che prima di entrare in quella Sala si legge della lotta anacronistica tra tassisti e conducenti UBER, si sente confondere il concetto di innovazione con il concetto di saving…

Lunedì scorso si è tenuta la cerimonia di premiazione presso l’Università degli Studi di Milano.Hanno preso parte Giovanni Puglisi, Rettore dell’Università IULM e Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, Cristina Scocchia, AD di L’Oréal Italia, Patrizia Toia, Vice Presidente Commissione Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento Europeo e Gianluca Vago, Rettore dell’Università degli Studi di Milano.

Si rinnova, contro ogni spending review che penalizza cultura e scienza, la partnership tra L’Oréal e UNESCO li vede insieme nella promozione della ricerca al femminile, prerogativa del progresso scientifico. Diventano 60 le giovani scienziate premiate dall’avvio di questo ambizioso progetto.

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Premiate a Milano le borsiste della XII edizione del premio realizzato insieme all’Unesco. Ecco come impiegheranno i fondi che si sono aggiudicate.

Alice, Irene, Maria Enrica, Maria Loredana, Sarah. Sono i nomi delle cinque giovani ricercatrici – under 35 – che hanno vinto la borsa L’Oréal per le donne e la scienza 2014, in collaborazione con l’Unesco: a loro andranno 15mila euro con cui poter continuare i loro studi secondo i progetti che avevano presentato alla giuria che le ha scelte fra centinaia di candidate. Ma chi sono Alice, Irene, Maria Enrica, Maria Loredana, Sarah e di cosa si occupano?

Alice Frigerio vuole realizzare un sistema per migliorare la riabilitazione di chi ha subito una paralisi facciale. Un’interfaccia neurale che funzioni così: sostanzialmente il suo progetto prevede di registrare i movimenti della parte del volto non interessata dalla paresi facciale, per sfruttare questi dati per evocare gli stessi movimenti – grazie all’elettrostimolazione – nell’altra parte della faccia.

Irene Paterniti invece si interessa di Parkinson e Alzheimer e cerca di scoprirne i meccanismi di sviluppo. In particolare Irene cercherà di capire come l’autofagia (ovvero la digestione, da parte delle cellule, di alcuni componenti propri) possa avere un ruolo protettivo nei confronti di queste malattie neurodegenerative.

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AAA, ‘quote rosa’ della scienza cercasi. La carriera delle donne nel mondo della ricerca si conferma una parabola discendente. I camici rosa risultano sottorappresentati a tutti i livelli universitari nelle discipline scientifiche. Se l’equilibrio di genere costituisce la norma nelle scuole secondarie, soltanto il 32% delle lauree scientifiche sono ottenute da donne. E più si salgono i gradini della carriera scientifica, più il colore rosa si annacqua: meno di un ricercatore su 3 è donna (29%) e un dottorando su 4. Percentuali che scendono a quota 11% quando si approda alle più alte cariche accademiche in ambito scientifico, per arrivare alla disfatta totale dei Nobel: meno del 3% dei premi assegnati nelle discipline scientifiche è stato conferito a donne. “Solo 16 su 500”, spiega Giovanni Puglisi, presidente della Commissione nazionale per l’Unesco, ricordando anche che “nessuna Medaglia Fields è mai stata assegnata a una matematica”. La fotografia sulle donne e la scienza è stata scattata da un rapporto commissionato da Fondazione L’Oréal e diffuso oggi a Milano, nel giorno in cui sono state assegnate le borse di studio della 12esima edizione del programma ‘L’Oréal Italia Per le donne e la scienza’ (istituito in collaborazione con la Commissione nazionale italiana per l’Unesco) a 5 giovani promesse della scienza tricolore. Il quadro che emerge dai dati raccolti nel 2013 in 7 Paesi - Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Cina - mostra che la ‘maledizione dell’imbuto’, che perseguita le donne con il camice e ne restringe i numeri man mano che ci si avvicina ai vertici, colpisce ancora. 

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Appassionato intervento della senatrice in piazza Municipale per Altroconsumo Festival


“C’è un esperimento che dimostra che il sole ha degli effetti benefici sui neuroni”. Comincia così, la grande scienziata e senatrice Elena Cattaneo, il suo intervento all’Altroconsumo Festival, “La verità, vi prego sulla scienza”, scusandosi con le numerose persone accorse in piazza Municipale per ascoltarla e fiaccate dal sole cocente di delle 11 mattino. Ma il grande caldo non le ha rese meno attente e interessante, tanto che la senatrice prima di parlare e a conclusione dell’evento si ferma a stringere decine di mani, ad ascoltare le storie, soprattutto dei giovani studenti universitari che lei cerca con lo sguardo e che sembrano avere l’impellenza di dirle “grazie”.
Sul palco, protetta da un grande ombrellone rosso, pronuncia un intervento accorato e passionale in difesa di una scienza che la senatrice descrive come una vera propria avventura fatta di donne e uomini “coraggiosi” alla faticosa ricerca, in mezzo a un deserto costellato di tanti fallimenti, di un oasi di sempre maggiori conoscenze e il cui unico limite “è dettato dalla nostra immaginazione e dalla nostra voglia di esplorare”. Una cultura che però fatica ad emergere, anzi, a riemergere, in un’Italia “in cui sembra che i fatti non possono essere accertati, quando esiste una realtà e un metodo per accertarla che, non dimentichiamolo, è nato in Italia con Galileo”. 

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"Sono a Bajkonur per seguire il lancio del mio collega dell'Esa Alexander Gerst ma io sono pronta eventualmente per partire all'ultimo momento in caso di necessita'". Samantha Cristoforetti, colei che nella notte tra il 23 ed il 24 novembre prossimo diventera' la prima donna italiana ad andare nello spazio, e' a Bajkonur, mitica base spaziale russa nel cuore della steppa del Kazakistan. In questi giorni l'astronauta italiana, capitano dell'Aeronautica Militare, svolgera' tutte le operazioni che precedono il lancio. Infatti, la Cristoforetti, unitamente ai suoi compagni dell'Expedition 42/43, denominata 'Futura', il russo Anton Shkaplerov (Roscosmos, comandante della navicella Soyuz TMA-15M) e l'americano Terry Virts (Nasa, ingegnere di bordo come la Cristoforetti), si trovano presso il centro spaziale di Bajkonur nelle vesti di equipaggio di riserva, in gergo spaziale chiamato 'equipaggio di backup'. Nella notte kazaka del 29 maggio partiranno alla volata della Stazione Spaziale Internazionale (Iss), il russo Maxim Suraev (Roscosmos), il tedesco Alexander Gerst (Esa) e Reid Wiseman (Nasa).
Solo alcuni giorni fa la Cristoforetti, assieme a Shkaplerov e Virts avevano superato gli esami finali di qualificazione sia nella Soyuz che nel segmento russo della Stazione Spaziale Internazionale, e preso parte ad una serie di eventi tradizionali che scandiscono la strada verso la rampa di lancio. Infatti, prima di lasciare Mosca, dove si e' addestrata a lungo presso il 'Yuri Gagarin Cosmonaut Training Center' a Star City, Samantha Cristoforetti, astronauta dell'agenzia spaziale italiana (Asi) e di quella europea (Esa), aveva reso omaggio, sempre nelle vesti di equipaggio di riserva, alla tomba di Gagarin, il primo uomo ad andare nello spazio, situata in piazza Rossa sotto le mura del Cremlino. "La preparazione di questi anni e' stata intensa e lunga, ci siamo e ci stiamo allenando - ha affermato in un'intervista all'AGI, Samantha Cristoforetti che da adolescente ha vissuto tra il Trentino, l'Alto Adige e la Lombardia prima di dedicarsi agli studi accademici -. Alla fine del nostro percorso dobbiamo essere in grado di saper affrontare situazione normali e situazione di eventuali avarie a bordo della Stazione Spaziale come in fase di partenza o di rientro. Il mio percorso di preparazione e', ora, in fase finale. Il prossimo equipaggio avra' a bordo anche il mio collega dell'Esa, Alexander Gerst, e io sono parte dell'equipaggio di riserva. Per questo sono a Bajkonur, pronta eventualmente a partire all'ultimo momento in caso di necessita'". 

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La scienziata Fabiola Gianotti, al fattoquotidiano.it, parla del futuro del Centro europeo per la ricerca nucleare, della cattura del bosone di Higgs e delle altre particelle nel mirino. "Purtroppo gli scarsi fondi e il precariato, una delle piaghe del nostro sistema, penalizzano soprattutto i giovani, spingendoli ad abbandonare la ricerca o emigrare all’estero. Non sostenere la ricerca significa tradire l’essenza stessa della natura umana".
 

Festeggia i suoi primi 60 anni di attività riprogettando il proprio futuro. Più di mezzo secolo di scoperte, che hanno permesso di estendere i confini della conoscenza sulla natura più intima della materia e sui primi vagiti dell’universo. L’ultima, che ha fatto il giro del mondo, la cattura dell’inafferrabile bosone di Higgs, premiata lo scorso anno con il Nobel per la fisica. Protagonista di questo traguardo uno dei centri di ricerca più importanti del mondo, il Cern, Centro europeo per la ricerca nucleare di Ginevra. Una sorta di Nazioni Unite della scienza. Un luogo in cui si possono ascoltare molte lingue e dove si confrontano ogni giorno circa 10mila studiosi di più di 100 Paesi, la maggior parte giovani menti. Fanno funzionare Lhc (Large hadron collider) e i suoi esperimenti. Si tratta dell’acceleratore di particelle più potente del mondo, una pista magnetica di 27 chilometri di lunghezza in cui, a 100 metri di profondità, si scontrano particelle spinte a velocità prossime a quella della luce. In questi mesi Lhc è in manutenzione, in attesa della sua riaccensione, il prossimo anno, alla massima energia. Il grande collisore di protoni ginevrino non è giunto ancora a metà del suo lavoro che, intanto, al Cern si discute già del suo pensionamento e dei possibili successori.  
Abbiamo chiesto di raccontarci quali sfide attendono gli scienziati dopo Lhc e quali scenari si aprono nella fisica fondamentale in seguito alla scoperta della cosiddetta “particella di Dio” a Fabiola Gianotti. Inclusa nel 2012 dalla rivista Time fra le cinque personalità dell’anno, la studiosa italiana è stata da pochi mesi nominata tra i 26 scienziati del Comitato scientifico consultivo delle Nazioni Unite voluto dal Segretario generale Ban Ki-moon, dopo aver coordinato per anni il gruppo di 3000 scienziati di ATLAS, uno dei due esperimenti, grandi come cattedrali, che hanno permesso d’imbrigliare la particella di Higgs. 

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