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Segnaliamo un articolo dell'ottobre 2009, sempre interessante e attuale, su giovani donne e carriere in ambito astronomico.

Purtroppo non ho la possibilità di resocontare il convegno Women and Space di cui ho dato notizia sul blog, ma credo che sia comunque interessante pubblicare il lancio di agenzia della collega Enrica Battifoglia dell'ANSA. 

Che cosa hanno in comune sette donne che studiano stelle e galassie, pilotano navette spaziali e progettano missioni interplanetarie? “Siamo qui per far sapere alle giovani donne che le carriere scientifiche, anche le più difficili, sono aperte a tutte. Chi vuole può farcela", ha detto l'astrofisica Margherita Hack a margine dell'incontro sulle donne e lo spazio organizzato a Roma, nell'Accademia dei Lincei, dall'università di Roma Tor Vergata. Con lei l'astronauta Pamela Ann Melroy, la “signora delle comete” Alessandra Rotundi, l'ingegnere aeronautico Amalia Ercoli Finzi, la geologa planetaria Maria Zuber e l'esperta di galassie Francesca Matteucci. Collegata in teleconferenza Vera Rubin, l'astronoma che ha scoperto che la materia visibile è solo una piccolissima parte dell'universo.
Sono “donne che non hanno avuto paura e non si sono fatte intimorire da un mondo un po' ostile", ha detto la planetologa Angioletta Corradini, che ha organizzato il convegno con Alessandra Celletti, Velleda Baldoni ed Elisabetta Strickland. Un'altra donna, la divulgatrice Dava Sobel, ha aperto i lavori ricordando la figlia di Galileo Virginia, più nota come Suor Maria Celeste, costretta a diventare monaca di clausura a 16 anni.

Dall'accademia scientifica più antica del mondo si celebra così, al femminile, l'Anno Internazionale dell'Astronomia. E si fa all'insegna della grande passione per la ricerca. “Di sicuro la passione ha fatto andare avanti me. All'università avevo scelto una strada molto convenzionale, Economia e commercio, ma dopo un anno ho capito che non era la mia passione": grazie a quel ripensamento oggi Alessandra Rotundi è una delle poche ricercatrici al mondo ad andare in cerca dei mattoni della vita nei granelli di polvere della cometa Wild-2. “E' vero – ha aggiunto - che nel nostro campo lavorano molte donne e che si è raggiunto un buon equilibrio, ma per le donne arrivare a questo traguardo è sempre un po' più complicato".

E' anche importante saper ascoltare la voglia di andare lontano: la stessa che ha portato alcune di loro a spingere le osservazioni fuori dal Sistema Solare verso le galassie più lontane, oppure a pilotare lo shuttle. “Pilotare è un'esperienza bellissima e fare il pilota collaudatore lo è ancora di più: si fanno esperimenti e prove, è un po' come essere scienziati degli aerei", ha osservato Pamela Melroy, comandante dello Shuttle. La sua ultima missione è stata la STS-120, Esperia, alla quale ha partecipato l'italiano Paolo Nespoli e nella quale per la prima volta nella storia dei voli spaziali due donne sono state al comando: Melroy dello shuttle Discovery e Peggy Whitson della Stazione Spaziale Internazionale. “E' successo per caso, ma è stato un momento importante". La loro stretta di mano è rimasta celebre. “Peggy - ha detto ancora - è stata un'amica molto speciale". Senza tradire la sua fama di “comandante di ferro”, Pamela Melroy adesso può rilassarsi e parlare con affetto del suo equipaggio: "Alla fine ci si sente una famiglia". Quanto a
 Nespoli ha detto: “è un ottimo astronauta, molto collaborativo e pieno di inventiva".

Fonte: La Stampa