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L'appello ai cittadini della senatrice e ricercatrice: "è bello studiare l'ignoto, provateci". 

Elena Cattaneo, senatrice a vita e ricercatrice, tra gli ospiti di "Next  -  Repubblica delle Idee". Dal suo punto di vista di studiosa e di persona che lavora nei palazzi della politica, cosa significa innovare?
"Quando si parla di innovazione si pensa sempre alle start up, all'imprenditoria e al desiderio di passare subito all'azione. Passa il messaggio che è solo questo che può fare da traino all'economia. Ma le cose non stanno così: il vero traino sono lo studio, la scuola, l'università. E la ricerca. Se questa non viene percepita come un bene comune, come un'area di esercizio della creatività, viene meno la linfa vitale che regge l'innovazione".

Che percezione si oggi ha della ricerca scientifica?
"In Italia sembra che sia qualcosa che è legato solo al mondo accademico o a chi è in grado di trasformarla in impresa. Invece dovrebbe essere coinvolta tutta lasocietà nella bellezza di scoprire e indagare l'ignoto. Perché il concetto fondamentale che sta alla base dell'innovazione è la cultura della ricerca che deve diventare patrimonio di tutti. E poi il resto viene da sé: il cittadino assetato di conoscenza è spinto a innovare. Ci sono tantissime start up che nascono intorno e dentro alle università, ma questo accade proprio perché ci sono scienziati e professori che non ci pensano nemmeno a creare un'impresa. Sono persone impegnate a studiare".
Domani sarà a Milano. Qui alcuni ricercatori sono stati minacciati di morte dagli animalisti e a Brescia ha trovato credito il metodo Stamina. La scienza è sotto attacco?
"Confesso di avere un po'di paura. C'è poca, pochissima coscienza di cosa sia realmente la scienza e mi dispiace. Ogni giorno mi interrogo su quali siano le nostre colpe come studiosi. C'è una radicata ignoranza su cosa sia il metodo scientifico, ovvero non si conoscono quelle che sono le modalità attraverso cui si producono prove a confutazione di un'ipotesi. Unodei grandi pregi della scienza è che tutte le sue prove sono pubbliche, visibili e verificabili. Solo che vanno cercate e non tutti hanno gli strumenti adatti per farlo. Per questo è fondamentale coinvolgere i cittadini. E c'è un anche altro aspetto da considerare".

Quale?
"Valorizzare le figure professionali che già abbiamo. Alcuni studenti di medicina, dopo il caso Stamina, mi hanno scritto: "cosa studio a fare se le mie competenze vengono messe sullo stesso piano di un Vannoni qualsiasi?". Hanno ragione. Il compito della politica è riconoscere le straordinarie capacità che ci sono in questo paese".

Scienza e Politica, però, sono due mondi che sembrano lontani tra loro.
"È vero, spesso si guardano con diffidenza. La politica non vede la scienza come un patrimonio e anche gli studiosi faticano a capire la complessità delle procedure e dei meccanismi che stanno dietro a una legge. Ma è fondamentale che inizino a parlarsi. E ad avvicinarsi".

Fonte: La Repubblica