Contesto storico

L’Italia e Bologna nel 1700

Nel contesto settecentesco, la figura di Anna Morandi Manzolini si presenta come un’eccezione: insolita è infatti la sua formazione culturale e artistica perché era originaria di una famiglia dalle condizioni economiche precarie. Nonostante ciò ebbe modo di approfondire i propri studi a partire dal campo artistico-scultoreo fino a quello anatomico, accrescendo enormemente la sua fama anche al di fuori dei confini italiani.

Il sodalizio con il marito e il raggiungimento della fama

Fondamentale nella formazione della Morandi è la figura del marito: fu Giovanni Manzolini che le fornì materialmente la possibilità di studiare i cadaveri e l’anatomia del corpo umano, perciò per la Morandi, come molte donne della sua epoca, poté studiare solo grazie a una figura maschile che le fece da garante e da mentore.
I due lavorarono a stretto contatto tanto che ancora oggi risulta difficile distinguere l’effettiva paternità delle tavole prodotte dai due.
Istituto delle scienze di Bologna La Morandi riuscì a entrare a far parte della scuola sperimentale del famoso Istituto delle scienze, di cui facevano parte, per fare qualche nome, Iacopo Bartolomeo Beccari, Laura Bassi e Giuseppe Veratti, Tommaso Marini e Leopoldo Marc’Antonio Caldani, e, soprattutto a seguito della malattia del marito, fu nominata modellatrice in cera presso la cattedra di anatomia dell’Università di Bologna. Tale ruolo le permise di acquisire una notevole fama e numerosi riconoscimenti.
Nonostante ciò, l’essere donna le costò il rifiuto alla sua richiesta di aumento dello stipendio che non le consentiva di mantenere se stessa e i suoi cinque figli. Perciò fu costretta a vendere tutte le sue preparazioni, i suoi strumenti e la sua biblioteca a Girolamo ranuzzi che le offrì in cambio un appartamento nel suo palazzo.

L’unicità della Morandi nel panorama femminile del '700

Statua di Luigi Galvani a Bologna La figura della Morandi spicca per importanza nel panorama femminile settecentesco per gli studi di anatomico, tanto che persino le corti imperiali inglese e russa desideravano averla al proprio servizio. La ceroplasta bolognese tuttavia preferì sempre rimanere nella sua città natale, dove suscitò l’ammirazione di numerosi suoi concittadini. Il suo essere donna e al contempo scienziata è però fatto spesso sottolineato anche dai suoi estimatori. Il famosissimo medico Luigi Galvani scrisse riguardo alle scoperte della Morandi: «che direste voi se altro io dichiarassi, e cioè che molto altro si aggiunge a questa suppellettile per il fatto che è opera di donna? Non direi forse una verità? Non è certo rarità che si coltivino Arti e Scienze da uomini che sembrano dalla natura stessa a ciò predisposti. Ma che se ne interessi non solo, ma anche che possa con massima sapienza trattarle, una donna, e anche ingrandirle e quasi condurle, oserei dire, agli estremi, la donna, che sembra nata per la lane e la tela, questo fatto non è davvero talmente raro da attirare a sé l’animo e gli occhi di tutti? Nella Manzolini inoltre questo, ancor più ammirabile si deve considerare, che per prima congiunse due arti tanto dissimili, tanto difficili, anche, ma del tutto adatte (per non dire indispensabili) a compiere lavori di tal genere, Scultura ed Anatomia, e le congiunse in modo da eccellere in ambedue e tutto questo quando specialissimamente la femminea natura è tanto più tenera e timida quanto la si conosce adatta al massimo ad attività piuttosto eleganti, così da sembrare inetta a studi simili colei che di solito e troppo spesso sviene o prova nausea o per lo meno si sbianca alla sola parola “cadavere”».
Anna Manzolini Nel Settecento persiste l’immagine di una donna come essere fragile e debole, pertanto la Morandi viene elogiata proprio per quella che viene vista come una caratteristica unica nel panorama generale.
La donna è soprattutto madre e moglie, più incline agli studi letterari che a quelli scientifici, tanto che anche sulla lapide della scienziata bolognese vengono dapprima elogiate le sue qualità di moglie devota e madre amorevole e solo al termine dell’epitaffio si legge che fu anche un’insegnante e una ricercatrice.